venerdì 3 giugno 2016

Uno stendardo per Branca Brancaleoni, signore di Casteldurante


All'amico Freddy Webster, che si sta preparando a partecipare alla manifestazione Tempo di Medioevo alla Rocca (Brisighella 2-5 giugno 2016) nei panni di Branca Brancaleoni (1295 ca. - 1379), ho regalato uno stendardo. L'ho dipinto basandomi sullo stemma rinvenuto nella chiesa di Caresto di Sant'Angelo in Vado. Il drappo, in lino grezzo, è opera della Sartoria MonRo.







Branca Brancaleoni nel Dizionario Biografico degli Italiani

martedì 17 maggio 2016

XXII Convegno Nazionale del Centro Italiano Studi Vessillologici. Fano 21-22 maggio 2016

 
 
Siamo ormai a meno di una settimana dalle due giornate, sabato 21 e domenica 22 maggio, nelle quali, a Fano (PU), si svolgerà il XXII Convegno Nazionale del Centro Italiano Studi Vessillologici, che ho contribuito a organizzare.
Si terrà presso la sala capitolare dell'ex monastero di Sant'Agostino, attualmente sede dell'Archeoclub.

 
L'iniziativa è patrocinata dall'Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Fano.
 
L'ingresso è libero, aperto a tutti gli interessati

Ecco il programma:


Sabato 21 maggio

 
mattino

 
10.30 - Ritrovo presso la sede del convegno. Incontri, mostra-scambio, allestimenti.
 

pomeriggio
 

14.30 - Andrea Carloni - L’arte dello stendardo nel Quattrocento europeo: fonti, ipotesi e spunti di ricerca.
 

15.00 - Flavio Marchetto - Il Vessillo Ducale di Milano con il Francia Antica: 1395-1402.

 
15.30 - Massimo Predonzani - La divisa italiana sugli stendardi, banderuole, calze, giornee, bardature e pennacchi delle condotte di ventura del ‘400.
 

16.00 - Alfredo Betocchi - L’aquila a due teste e la vocazione imperiale nella Grecia moderna.

 
16.30 - Alessandro Savorelli - Le Marche sugli scudi. Osservazioni di metodo sulle raccolte delle insegne comunali.
 

17.00 - Mario Carassai - Il vessillo di Nicolò Mauruzi

 
17.30 - Manuela Schmöger - Titolo non ancora comunicato.
 

18.00 - Antonio Conti - "Le civiche insegne di Fano". Progetto per una mostra.
 

18.00 - Visita al Museo Civico
 
 
Domenica 22 maggio
 
mattino
 
9.00 - Benvenuto ufficiale al convegno e presentazione del CISV da parte del presidente
 
9.15 - Roberto Breschi - Vessillologia e araldica delle province italiane: un progetto digitale
 
9.30 - Marco Mecacci - 1910-1919: il decennio tumultuoso della bandiera portoghese
 
10.00 - Vieri Favini - Segni di appartenenza: guelfismo e ghibellinismo negli stemmi antichi delle città marchigiane
 
10.30 - Sebastià Herreros - SIDBRINT Sistema Digitale delle Brigate Internazionali
 
11.00 - intervallo
 
11.15 - Gabriele Maestri - I vessilli sulla scheda: storia di simboli di partiti
 
11.45 - Giovanni Sala - Bandiere della Resistenza italiana
 
12.15 - pausa pranzo
 
pomeriggio
 
14.30 - Pier Paolo Lugli - Lo straordinario portolano di Antonio Sasso, genovese
 
15.00 - Assemblea societaria
 
17.00 circa - Chiusura
 

 
Per informazioni:
 
email:
oppure
 

 
 

venerdì 26 febbraio 2016

La prima evoluzione dell’arma dei Della Rovere: la generazione di Giovanni signore di Senigallia

  Comunico che è disponibile online il mio saggio "La prima evoluzione dell’arma dei Della Rovere:  la generazione di Giovanni signore di Senigallia", pubblicato sul numero 3 / 2015 di "Studi Pesaresi", rivista della Società pesarese di studi storici.

Per leggere o scaricare il file in pdf cliccare qui: "Studi pesaresi" 3 / 2015



Abstract

Lo stemma del ramo marchigiano dei Della Rovere è piuttosto complesso. A quello originario con la rovere, del quale trattammo nel n. 23 di “Pesaro città e contà”, si aggiunsero, con Giovanni signore di Senigallia, gli incrementi aragonese e montefeltresco emblematici di relazioni politiche e parentali più volte ricordate nella pubblicistica storica e storico artistica. Ripercorrere le fasi costitutive delle armi di Ferdinando I re di Napoli e di quella più classica dei Montefeltro, conti e poi duchi di Urbino, permette di apprezzare in pieno la valenza storica dell’incremento. Questa analisi offre l’occasione per verificare, con una lettura araldica, l’uso che dello stemma fece Giovanni della Rovere nei luoghi simbolicamente più rilevanti dei suoi domini: i castelli i Orciano, Mondavio, Sant’Andrea di Suasa e Mondolfo, ma soprattutto la rocca e il convento di Santa Maria delle Grazie a Senigallia. Oltre a ciò, si dà conto degli stemmi usati dalla moglie di Giovanni (Giovanna di Montefeltro) e degli altri esponenti della casata della sua generazione, in particolare Giuliano (poi papa Giulio II) e Leonardo duca di Sora.



 



mercoledì 24 febbraio 2016

XXII Convegno Nazionale del Centro Italiano Studi Vessillologci - Fano, 21-22 maggio 2016

 

Centro Italiano Studi Vessillologici
(dal 1973 membro della Federazione Internazionale delle Associazioni vessillologiche)



Nelle giornate di sabato 21 e domenica 22 maggio 2016
si terrà a Fano (PU), presso l'antico convento di Sant'Agostino, 
il XXII Convegno Nazionale del Centro Italiano Studi Vessillologici.


Come sempre le due giornate saranno dedicate in gran parte alla sessione pubblica delle relazioni sui temi della vessillologia e dell'araldica. Nel pomeriggio di domenica si svolgerà l'assemblea sociale.

Tutte le informazioni e gli aggiornamenti saranno pubblicati sul sito del CISV.



LA BANDIERA DEL XXII CONVEGNO NAZIONALE
DI ANTONIO CONTI



Dal 1998 è invalsa la consuetudine di creare una bandiera per ciascuna edizione del Convegno Nazionale del CISV. Per la XXII edizione è stata adottata la bandiera che ho ideato, riconducendo l'antico gonfalone del comune di Fano ad una bandiera (2/3) e inserendo sulla partizione i colori del CISV, avendo cura di mantenere la regola del contrasto poi codificata per l'araldica.

Bassorilievo di San Paterniano, patrono di Fano, col vessillo civico (XV s.)



Bandiera di proporzioni 2/3


Simbolo del Centro Italiano Studi Vessillologici


 
Bandiera del XXII Convegno Nazionale CIV
L'inserimento dei colori sociali del CISV sulla partizione del vessillo


Vedi anche: Storia e simboli del CISV






martedì 2 febbraio 2016

REPERTI ARALDICI ARCHITETTONICI NELLA FORTEZZA DI SAN LEO


Continua la mia collaborazione con l'insegnamento di Archeologia medievale dell'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo". Così anche nel terzo volume della collana ArcheoMed è presente un mio intervento sull'araldica.
Il terzo volume edito nella collana si intitola La fortezza di Montefeltro. San Leo: processi di trasformazione, archeologia dell'architettura e restauri storici. E' un corposo lavoro, prodotto dalla ricerca compiuta da Daniele Sacco (archeologo, Università di Urbino) e da Alessandro Tosarelli (ingegnere, Università di Bologna), che sviscera la genesi e la trasformazione di una delle più famose fortezze d'Europa. Ricerche d'archivio e indagini sul manufatto permettono ora un'inedita lettura diacronica della fortezza.
L'opera è corredata di numerose immagini: documenti d'archivio, immagini storiche, rilievi e ricostruzioni.
E' indubbiamente un libro imperdibile, sia per gli studiosi dell'architettura militare, sia per i cultori della storia del Montefeltro e non solo.
Le tracce araldiche superstiti nella fortezza sono oggetto del mio intervento che compare tra gli strumenti di approfondimento del volume: Reperti araldici architettonici nella fortezza di San Leo, pp. 257-266. Ho descritto i reperti proponendo, per quanto possibile, un'interpretazione.
Forse la più interessante è questa: una composizione araldica fino ad ora totalmente sconosciuta, un vero e proprio fantasma araldico, emerso dal tessuto delle mura della fortezza.
 
Ringrazio Daniele Sacco per avermi coinvolto ancora una volta nelle attività dell'insegnamento di Archeologia medievale dell'Ateneo Urbinate.
 
 
 

 
 
 
LA FORTEZZA DI MONTEFELTRO
Processi di trasformazione, archeologia dell'architettura e restauri storici.
di Daniele Sacco e Alessandro Tosarelli
 

ArcheoMed, Monografie III - 2016, Università degli Studi di Urbino Carlo Bo - Insegnamento di Archeologia medievale, All'Insegna del Giglio, Firenze 2106
pp. 324 - ill. colori
cm 21x29,7

ISSN 2465-0226SBN 978-88-7814-689-1€ 70,00
Editore: All'Insegna del Giglio - Sesto Fiorentino
 
 

martedì 12 gennaio 2016

Le Marche sugli scudi. In promozione.

 
Come preannunciato, ecco la promozione proposta dall'editore Andrea Livi.
Un'occasione da non perdere.
 
 
Per informazioni potete contattare anche me via emailantonioconti@hotmail.it
 
 
 

lunedì 4 gennaio 2016

Le Marche sugli scudi. Atlante storico degli stemmi comunali

 

Le Marche sugli scudi.
Atlante storico degli stemmi comunali
 
a cura di Mario Carassai
testi di Antonio Conti, Alessandro Savorelli e Vieri Favini
disegni di Massimo Ghirardi

Andrea Livi Editore, Fermo 2015

formato 17x32 cm
246 pagine
copertina cartonata
illustrazioni a colori
€ 40,00*
(*sconto del 20% per i membri delle principali associazioni di araldica)
__________________________
 
Era il 2008 quando, con una telefonata di Alessandro Savorelli, venni arruolato nella compagnia che aveva cominciato la ricerca "Araldica civica delle Marche" per conto della Regione Marche. L'ideatore e il coordinatore del progetto, Mario Carassai, con la collaborazione di Massimo Ghirardi, aveva già messo insieme il primo gruppo di ricercatori: Alessandro Savorelli, Vieri Favini e Luigi Girolami.
Il grosso della ricerca venne compiuto entro quell'anno e i risultati, raccolti sotto la supervisione di Savorelli, furono presentati nel convegno Segni di Marca tenutosi ad Ancona nel febbraio 2009.
Sono passati molti anni e finalmente i risultati sono ora pubblicati, grazie all'editore fermano Andrea Livi, col contributo dell'Assessorato alla Cultura della Regione Marche, nel volume Le Marche sugli scudi. Atlante storico degli stemmi comunali, edito sul finire del 2015.

Il volume, di 243 pagine, è riccamente illustrato da una selezione di fonti storiche dell'araldica civica marchigiana e dagli stemmi realizzati da Massimo Ghirardi.
L'introduzione è in realtà un vero e proprio saggio sull'araldica civica in generale e su quella marchigiana in particolare, redatto da Alessandro Savorelli e da  Vieri Favini.


L'atlante vero e proprio è stato composto sulla base dei territori storici e non in base alla ripartizione amministrativa provinciale, con un chiaro riferimento all'epoca del formarsi degli stemmi comunali.
Talvolta la trattazione dello stemma di un comune supera la formula della "scheda" e assume i connotati di un piccolo saggio. Per ogni stemma si offrono dati bibliografici e indicazioni archivistiche.
L'atlante è stato aggiornato fino ai più recenti mutamenti amministrativi, ma comprende anche gli stemmi dei comuni che lasciarono le Marche per l'Emilia-Romagna nel 2009, quando la ricerca che oggi viene pubblicata era di fatto conclusa.
Chiude l'atlante una selezione di stemmi di comuni soppressi appositamente disegnati da Massimo Ghirardi sulla base delle fonti rinvenute.


Il mio lavoro, nel quadro di un più ampio lavoro di squadra, ha riguardato la ricerca per i comuni facenti parte delle provincia d Pesaro e Urbino (compresi i sette secessionisti del 2009) e la redazione delle relative parti dell'atlante.

Tra coloro che devono essere ringraziati per l'apporto documentario c'è sicuramente Luigi Girolami per l'area dell'Ascolano e parte del Fermano. Altri sono ricordati nel volume.


In conclusione, si tratta di un'opera unica nel suo genere, che va decisamente oltre gli stemmari pubblicati per altre regioni. Non dovrei essere io a dirlo, ma è un volume da non perdere.

Ecco il sommario dell'opera:



Recapiti dell'editore:

Andrea Livi Editore, Largo Falconi n.4 - 63023 Fermo (FM)
Tel:0734/227527

[modificato il giorno 11.01.2016]


 


sabato 3 ottobre 2015

Ora tocca agli Accomanducci


Citati en passant nella storiografia dei Montefeltro per un'ipotesi di coinvolgimento nella nascita di Federico conte e poi duca di Urbino (1422-1482), gli Accomanducci attendono di uscire allo scoperto dopo seicento anni di oblio.
L'attesa sta per finire grazie a un nostro primo contributo che, oltre a fornire finalmente l'esatta descrizione dell'arma, discosta il sipario con un primo inedito profilo storico di questa casata che tra la fine del XIV e i primi decenni del successivo fu al fianco dei signori di Urbino, anche con ruoli di responsabilità in patria e fuori.


Intanto possiamo anticipare che l'antico appunto, ampiamente citato dagli storici, che avrebbe indicato in Elisabetta Accomanducci la madre di Federico da Montefeltro, non solo non fa riferimento al signore di Urbino (come notava già nel 1978 Walter Tommasoli), ma non è neppure esatto.


Infatti Matteo Accomanducci non ebbe un solo figlio. Oltre a Guido Paolo ci furono Giorgio, Filippo, Anna, Agnese e Veronica, imparentati con importanti famiglie e implicati in tragiche vicende.
Tutto questo ed altro, nel nostro prossimo saggio.



venerdì 18 settembre 2015

FINITE (O QUASI) LE DISAVVENTURE ARALDICHE DEI MONTEFELTRO SUL WEB


Dopo le mie inascoltate segnalazioni ai titolari di alcuni noti siti web e un post (abbastanza consultato) in questo blog ormai risalente a qualche tempo fa, un'anima buona, dotata delle necessarie competenze grafico-digitali, ha voluto far cessare le disavventure araldiche dei Montefeltro sul web.
Ora, per esempio su Wikipedia, compare l'arma corretta.
Girano, tuttavia, ancora le vecchie versioni che per anni sono state incollate un po' ovunque. Sarà la rete, col tempo, a sistemare la cosa.
Ringrazio chi ha voluto intervenire avendo i mezzi e le competenze informatiche che io non ho. Grazie!





http://araldica.blogspot.it/2012/03/disavventure-araldiche-dei-montefeltro.html

mercoledì 16 settembre 2015

L'ARME SEGRETA. ARALDICA E STORIA DELL'ARTE NEL MEDIOEVO (SECOLI XIII-XV)

 

Segnalo con piacere e con un po' di orgoglio l'uscita del libro L'Arme segreta. Araldica e storia dell'arte nel Medioevo (secoli XIII-XV), a cura i Matteo Ferrari, introduzione di Alessandro Savorelli, con il contributo alla redazione di Laura Cirri e Alessandro Savorelli, Editore Le Lettere, Firenze 2015. ISBN 9788860876645

Il volume, nato dalle giornate di studio tenutesi nel 2011 presso il Kunsthistorisches Institut in Florenz e la Scuola Normale Superiore di Pisa, offre un approccio innovativo a una disciplina storica - l'araldica - a lungo trascurata o coltivata in modo superficiale o strumentale, da eruditi e dilettanti. Suo oggetto di studio sono gli stemmi, espressioni figurate dell'identità che, comparse nella metà del XII secolo, si diffusero in modo rapido e capillare in tutta Europa. Questi segni costituiscono uno strumento di conoscenza indispensabile per lo storico e, ancor più, per lo storico dell'arte, cui si rivolge in primo luogo questo libro. Gli stemmi non servono solo alla datazione, al riconoscimento della committenza o delle vicende collezionistiche di un'opera, ma ne illuminano il significato e il contesto di produzione. Elemento essenziale della comunicazione visiva nelle società medievali, ci informano sulla mentalità e le abitudini percettive della committenza e del pubblico. Attraverso lo studio di alcuni casi esemplari, i saggi riuniti in questo volume dimostrano come l'araldica assolva un indispensabile compito ermeneutico per la storia dell'arte.

Riprendendo quanto detto nelle pagine dedicate a Monica Donato, si deve notare che il volume non è una raccolta di atti di convegno, ma piuttosto un volume miscellaneo composto di una buona parte delle relazioni presentate in occasione dell'assise pisano-fiorentina del 2011 e di contributi di studiosi che a quelle giornate di studio avevano solo assistito o che nei mesi della gestazione del volume lavorarono sotto la direzione di Monica Donato anche su temi araldici.

Colgo l'occasione per ringraziare Alessandro Savorelli per avermi voluto coinvolgere in questa magnifica esperienza come «appassionato avveduto» (chi leggerà le pagine introduttive dedicate alla professoressa Maria Monica Donato, purtroppo prematuramente scomparsa nelle more della redazione del volume, capirà perché). Ringrazio anche Laura Cirri e Matteo Ferrari per il supporto redazionale e ai ringraziamenti unisco il plauso per il magnifico lavoro complessivamente scaturito in questo prezioso e ricco volume.

Credo che un plauso particolare debba essere rivolto anche alla casa editrice fiorentina Le Lettere, per aver voluto produrre questo importante volume, ultimo di una serie di una serie dedicata all'araldica che a mio giudizio è tra quanto di meglio è stato scritto da autori italiani sull'argomento in Italia: Piero della Francesca e l'ultima crociata. Araldica, storia e arte tra gotico e Rinascimento (1999), Segni di Toscana. Identità e territorio attraverso l'araldica dei comuni: storia e invenzione grafica (secoli XIII-XVII) (2006), Tutti i colori del calcio. Storia e araldica di una magnifica ossessione (2008). Va da sé che il merito è anche di chi ha voluto proporre questi lavori alla casa editrice e il nome, senza ripetermi, lo troverete sulle copertine di tutti i volumi.

Due parole sul mio intervento: I Montefeltro nell'araldica monumentale trecentesca di Pisa


 
Partendo da alcune indicazioni di Pierantonio Paltroni, segretario e biografo del duca di Urbino Federico da Montefeltro, e attraverso la verifica e l'interpretazione araldica, è stato possibile offrire alla storiografia e alla storia dell'arte alcuni dati ed elementi interpretativi che colmano alcuni vuoti e precisano passaggi fino ad ora impervi relativi a tre monumenti trecenteschi di Pisa: il Pergamo del duomo, per il quale Paltroni risulta essere la più antica fonte (fino ad ora non considerata) dell'originale iscrizione poi ricostruita sulle indicazioni del Vasari; una lapide commemorativa ai Bagni di San Giuliano Terme che necessitava di una rilettura araldica; la chiesa di Santa Maria della Spina, dove l'apparato decorativo araldico pare oggi poter essere interpretato come opera realizzata nel contesto del dominio di Enrico VII di Lussemburgo imperatore del Sacro Romano Impero, e non ad un panegirico della committenza in chiave locale come inteso fino ad oggi.

Ecco dunque l'indice de L'Arme segreta.

 
INDICE

Per Maria Monica Donato, p. 5

Alessandro Savorelli

L'arme segreta. Un'introduzione, p. 7

Maria Monica Donato

«Ogni cosa è pieno d'arme». Uno sguardo dall'esterno, p. 19

 

ARALDICA E STORIA DELL'ARTE. INCHIESTE E RILETTURE

Emmanuel de Boos

Brioude segreta. Le plafond peint du doyenné, p. 31

Alessandro Savorelli

Contesti imprevedibili. Cavalieri di Francia a San Gimignano, p. 47

Francesca Soffientino

La dama, il miles e il "viandante": uno stemma angioino nella "cappella" del castello di Lagopesole, p. 63

Marco Merlo

L'araldica apocrifa di Bruno. Un frammento enigmatico della cultura cavalleresca a Firenze, p. 75

Matteo Ferrari

Stemmi esposti. Presenze araldiche nei broletti lombardi, p. 91

Giampaolo Ermini

La campana del Palazzo del Popolo di Orvieto (1316), p. 109

Antonio Conti

I Montefeltro nell'araldica monumentale trecentesca di Pisa, 127

Vittoria Camelliti

La Sant'Orsola che salva Pisa dalle acque e altri dipinti del Trecento pisano, p. 143

Luca Tosi

«Un avello di bianco marmo con la sua natural effigie intagliata»: il monumento funebre di Bianca di Savoia, p. 159

Chiara Bernazzani

«Io so che sopra dette Campanne vi è l'arma della Città»: le campane della cattedrale di Lodi, p. 169

 

ARALDICA E STORIA DELL'ARTE. TRA TESTO E IMMAGINI

Allegra Iafrate

«Scutum album aquila nigra secundum dictum, sed a contrario secundum aluim». Note sull'araldica in Mattew Paris, p. 185

Franco Benucci

Da un uomo a una pietra e viceversa. Un frammento di lastra funeraria ai Musei Civici di Padova, p. 195

Ruth Wolff

Le immagini del potere: visualizzazioni giuridiche su pergamena e in pietra. Gli stemmi dei podestà di Firenze, p. 207

Carla Frova

Le riflessioni del giurista: Bartolo da Sassoferrato su "insegne e armi", p. 221

Alice Cavinato

Stemmi a Siena e a Montaperti: i manoscritti di Niccolò di Giovanni di Francesco di Ventura, p. 235

Luisa Clotilde Gentile

Nel giardino di Valerano. Araldica reale e immaginaria negli affreschi del Castello della Manta, p. 249

 

ARALDICA. UN CODICE DELLA COMUNICAZIONE TRA REGOLE ASTRATTE E FUNZINI SOCIALI

Laurent Hablot

La mémoire héraldique des Visconti dans la France du XVe siècle, p. 267

Miguel Metelo de Seixa

Art et héraldique au service de la représentation du pouvoir sous Jean II de Portugal (1482-1495), p. 285

 

APPENDICE BIBLIOGRAFICA

Laura Cirri, Michel Popoff


Bibliografia araldica. Studi e strumenti per la storia dell'arte, p, 313

 

Gli autori, p. 319

Tavola delle abbreviazioni, p. 327

Crediti fotografici, p. 329

Indice dei nomi, p. 331
 
 
 
E' possibile acquistare il volume presso l'editore Le Lettere

Sulle giornate di studio internazionali L'Arme segreta. Araldica e Storia dell'Arte nel Medioevo (secoli XIII-XV), Firenze-Pisa, 24-26 novembre 2011, si veda il sito della Scuola Normale Superiore di Pisa.




giovedì 14 maggio 2015

Battle of the Nations - World Championship in HMB

Si è svolto a Praga, nelle giornate dal 7 al 10 maggio 2015 la nuova edizione della Battaglia delle Nazioni, il campionato mondiale di combattimento storico medievale.
Anche quest'anno, come nella scorsa edizione, la squadra italiana è scesa in campo con al divisa del monogramma che realizzai "al volo" e del quale ho già scritto in un post precedente. Si è ampliato l'uso del tricolore. E' un fatto che giudico positivo, non tanto perché, come noto, in questa manifestazione c'è una forte commistione tra emblemi e colori medievali ed emblemi e colori moderni o attuali, quanto perché come ho già avuto modo di rilevare, i colori bianco, rosso e verde furono ampiamente usati dai capitani di ventura italiani e dalle loro compagnie.
Ecco alcune immagini della manifestazione spiluccate qua e là sul web.















Battle of the Nations  - World Championship in HMB

mercoledì 13 maggio 2015

IL CURIOSO CASO DELLO STEMMA DELLA CHIESA NEL PALAZZO DELLA RAGIONE DI SANT'ANGELO IN VADO

Nell’attuale piazza Pio XII di Sant’Angelo in Vado si affaccia il cosiddetto Palazzo della ragione, edificato nel 1397 (1), antica sede del comune (rimarrà tale fino al 1838) nel quale è inglobata la torre civica eretta nel 1576.

Fotografia di Elio Rossi
Sant’Angelo in Vado fu a lungo il centro principale dell’antica provincia pontificia di Massa Trabaria e quando venne edificato il palazzo era soggetto al dominio del Brancaleoni che avevano ottenuto il riconoscimento formale del loro dominio attraverso il vicariato apostolico in temporalibus, concesso due anni prima, nel 1395, ai fratelli Pierfrancesco e Gentile e al loro nipote Galeotto del fu Niccolò Filippo (2).
La facciata dell’edificio è caratterizzata da un loggiato di cinque archi gotici e nell’ordine superiore, delimitato da un cordolo, da cinque finestre di fattezze tardogotico. È inoltre decorato con tre bassorilievi scolpiti con insegne del potere pubblico:

a destra l’Arcangelo Michele con lo scudo crociato, emblema del Comune;


al centro, in posizione d’onore, lo stemma della Chiesa, ovvero dell’autorità sovrana della Massa Trabaria e del comune; 


a sinistra lo stemma dei Brancaleoni di Casteldurante, vicari in temporalibus, costituito da uno scudo col leone attraversato dalla banda, e munito di un capo d’Angiò.


La superficie dei tre manufatti è parzialmente coperta da una patina giallastra che non sembra potersi ricondurre ad uno smalto araldico: tale patina è presente nel campo dello scudo dell’Arcangelo e in quello dell’arma dei Brancaleoni che dovevano essere bianchi. È però piuttosto improbabile che queste insegne araldiche siano state monocrome e sarebbe auspicabile un’indagine tecnica accurata. Questa potrebbe anche chiarire l’origine della presenza di un colore rossiccio in alcune parti dei bassorilievi come le ginocchiere dell’armatura e le piume esterne delle ali dell’Arcangelo o di altre che certamente dovevano essere d’oro o gialle come i gigli del capo d’Angiò.
Con ogni probabilità queste tre insegne dovevano essere colorate in modo adeguato. L’arcangelo poteva avere colori naturalistici, ma lo scudo doveva essere bianco con la croce rossa. L’arme della Chiesa doveva avere il campo rosso, caricato di figure bianche (la croce accantonata da quattro coppie di chiavi legate e incrociate in decusse) come nella celebre miniatura che raffigura l’Albornoz, 


la stessa che si ritrova in molti luoghi soggetti al papato, come a Gubbio nel Palazzo dei Consoli (dove la composizione è in qualche modo analoga, con l'arma sovrana al centro e quella comunale in seconda posizione alla sua destra); 


l’arma dei Brancaleoni era certamente munita degli stessi smalti di quella recentemente riscoperta nella chiesa di San Donato e risalente al 1351: d’argento/bianco al leone d’azzurro sul tutto la banda diminuita di rosso, con l’aggiunta del capo d’Angiò che era d’azzurro al lambello di rosso con gigli d’oro/giallo tra i pendenti. Questo capo era insegna della costante adesione al partito guelfo di questo ramo dell’articolata stirpe dei Brancaleoni (3). Era un’aggiunta all’arme, che rimaneva per così dire separata: poteva essere presente o omessa secondo le necessità politiche, artistiche o d’altra natura anche perché non fu quasi mai una vera e propria concessione ma un’assunzione spontanea dei fautori della causa e dei suoi campioni Carlo I e soprattutto Roberto di cui rimane lo stemma nella porta di Macerata Feltria. Lo stemma qui collocato può essere considerato comune a tutti e tre i soggetti titolari del vicariato apostolico in temporalibus nel periodo di edificazione del palazzo - sempre che gli stemmi siano stati collocati in quel momento (4) - come dimostrano tutti gli altri documenti araldici conosciuti, tra gli altri il citato stemma di S. Donato (1351) 

L'originale è rivolto per ragioni di euritmia

e quello del sepolcro di Bartolomeo Brancaleoni nella chiesa di San Francesco a Mercatello sul Metauro (1425).

L'originale è rivolto per ragioni di euritmia
La bellezza dell’insieme della semplice rappresentazione araldica di Sant’Angelo in Vado, se non unica certamente rara nel panorama locale, colpisce l’osservatore, crediamo anche quello non esperto di araldica. Tuttavia può sfuggire ai più, e così pare sia avvenuto per decenni, l’anomala composizione dello stemma centrale: quello della Chiesa.
Nel descriverlo, abbiamo evocato una croce accantonata dalle chiavi di San Pietro, ma qui una croce non c’è, salvo volerla identificare con una croce di Sant’Antonio, il cosiddetto Tau o croce commissa che sembra qui rappresentata con la traversa coincidente col bordo superiore dello scudo.



La verità è che ci troviamo di fronte a uno stemma montato male. Si noterà che il manufatto è realizzato su due lastre, ebbene quella superiore è stata montata al rovescio. Osservando il bordo dello scudo si rileva anche una leggera, ma percepibile, differenza di larghezza nel punto di giunzione. Girando la lastra superiore la traversa della croce risulta perfettamente collocata, al centro e la segnalata differenza di larghezza viene meno. Anche le chiavi risultano ora opportunamente collocate.

Quanto e perché venne montato in questo modo lo stemma della Chiesa? Non certo all’epoca dell’originaria collocazione (se avvenuta sul finire del Trecento), si aveva allora l’esatta cognizione di quale fosse lo stemma dello stato del papa. E allora?
Conducendo una ricerca sull’araldica dei Brancaleoni, presso l’Archivio della Soprintendenza ai Beni Architettonici delle Marche, mi sono imbattuto in una lettera del Soprintendente pro tempore con la quale si ingiungeva l’immediato ripristino del rivestimento in mattoni della facciata del palazzo nella parte soprastante il portico, smantellata nel 1949 a causa di lavori di ristrutturazione necessari dopo i danni causati dalla Seconda Guerra Mondiale (5). Sull’argomento, nello specifico, non è stato possibile rintracciare alcun documento nell’archivio del Genio Civile ora depositato presso l’Archivio di Stato di Pesaro.
Fu in occasione di quei lavori, che, smontato il rivestimento in mattoni vennero ovviamente tolti anche gli stemmi. L’imperizia del muratore nel momento del ripristino comportò, di tutta evidenza, il collocamento errato della lastra superiore dello stemma del papato.
Conferma questa ipotesi anche la fotografia pubblicata da Locchi nel 1934 (7). Si rileva, non solo la diversa forma delle finestre, ma anche la diversa collocazione degli stemmi. A differenza di oggi quello della Chiesa era a contatto con la cornice delle finestre.


Non sapremmo se chiedere il ripristino o lasciare questa singolarità alla descrizione delle guide turistiche ora adeguatamente informate.



_______________

1) V. LANCIARINI, Il Tiferno Mataurense e la Provincia di Massa Trabaria, vol. I, Roma 1912, p. 415.
2) E. PERINI, La signoria dei Brancaleoni di Casteldurante, Firenze 2008, p. 59.
3) Quello di Casteldurante era un ramo di forte tradizione guelfa, indotta verosimilmente anche dalla necessità di contrastare la spinta espansionistica dei Montefeltro conti di Urbino campioni del partito ghibellino. Altri rami coevi della famiglia dei Brancaleoni furono Piobbico, Rocca e Castel Pecorari, tutti ghibellini, A. TARDUCCI, Piobbico e i Brancaleoni, Cagli 1897.
4) Curiosamente non li ricorda Costanzo Felici, nel suo Origine de signori Brancaleoni scritta per me Costanzo Felici a messer Francesco Sansovino, scritto nel 1582, pubblicato in D. BISCHI, I Brancaleoni di Piobbico in Costanzo Felici e Francesco Sansovino, Rimini 1982, p. 61.
(5) Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici delle Marche, Ancona, Archivio Storico, M-PS-57-378, Sant’Angelo in Vado, Palazzo della Ragione, lettera del 31.08.1949.
6) Archivio di Stato di Pesaro, Genio Civile, nn. 780 e 5029.
7) O.T. LOCCHI, La Provincia di Pesaro ed Urbino, Roma, 1934, p. 783.