lunedì 14 ottobre 2013

I Borgia di Neil Jordan


La serie I Borgia  (The Borgias) prodotta dalla televisione canadese e creata da Neil Jordan, contiene numerosi svarioni storici come segnala, tra l’altro, Wikipedia.
Pur di minore rilevanza (forse) si riscontrano anche diversi errori araldici che appaiono del tutto gratuiti.
La bandiera che accompagna Giovanni Sforza è curiosa: il campo inquartato di rosso e di bianco sembra l’inversione cromatica dello stemma (e del vessillo) della città di Pesaro. Ogni quarto è caricato da uno stemmino illeggibile che parrebbe essere sempre lo stesso. Improbabile.


La bandiera dell’esercito papale è quella della Guardia svizzera! Come noto la Guardia svizzera fu per così dire costituita nel 1506 da papa Giulio II, ma quella bandiera è molto più recente. Il cardinale Della Rovere (poi Giulio II) fu acerrimo nemico di Alessandro VI anche nella serie tv… una beffa!
Mitiga lo svarione la presenza di "gonfaloni" papali? No.
 


Che dire della corte di Ludovico il Moro allestita nella sala principale del castello della Manta con il meraviglioso stemma dei Saluzzo!? Davvero non sono riusciti a trovare un’ambientazione sforzesca?


Incredibile, il povero Carlo VIII col collare dell’Ordine di San Michele con conchiglie e fiocchi (corretto) da cui pende assurdamente un Toson d’oro!!!

 
Si poteva far meglio, con un po’ d’attenzione e poca spesa.

;-)


domenica 13 ottobre 2013

San Francesco nello stemma di San Leo. Convegno del 12 ottobre 2013


Le mie ricerche (risalenti al 2004, presso l’archivio dello Stato della Repubblica di San Marino, concernenti innanzitutto l’araldica dei Montefeltro), unitamente a quelle svolte dal gruppo di ricerca diretto da Alessandro Savorelli per conto della Regione Marche (2008-2009), concernenti l’araldica comunale del territorio regionale, hanno permesso guardare col supporto di un’adeguata documentazione storico-araldica l’evoluzione degli emblemi del Comune di San Leo che, non è un caso isolato, non risponde appieno a quanto enunciato dalla tradizione e ribadito nella documentazione ufficiale proposta agli organi competenti al fine di ottenere il decreto di riconoscimento nel 1902.

L’esito dell’ampia ricerca condotta nel 2008-2009 sarà edito quanto prima (finanziatori permettendo… il volume dedicato alla Provincia di Macerata è già in corso di stampa…), in quella sede troverà posto una scheda sintetica sul comune di San Leo nonostante nel frattempo si sia unito alla Regione Emilia e Romagna. La mia lunga relazione al Convegno leontino troverà spazio sulla rivista della Società di Studi Storici per il Montefeltro: “Studi Montefeltrani”.

Per l’invito a partecipare con la mia relazione al convegno di studi ringrazio la Società e il suo Presidente Alessandro Marchi, nonché il Comune di San Leo col  sindaco Mauro Guerra.

L’occasione è stata propizia per gettare le basi per progetti futuri. Bene.

 


 
 
 

martedì 24 settembre 2013

LO STEMMA DEL COMUNE DI SAN LEO

Sabato 12 ottobre 2013, nell'ambito delle celebrazioni per l'VIII centenario della celebre presenza di San Francesco d'Assisi a San Leo, quando al santo venne donato il monte della Verna, si svolgerà tra l'altro il convegno di studi "San Francesco, San Leo, il Montefeltro" organizzato dalla Società di Studi Storici per il Montefeltro.
Io interverrò sul tema dello stemma comunale che come noto vede rappresentato anche San Francesco.
Il convegno si svolgerà a San Leo, presso il Palazzo mediceo a partire dalle ore 15.30.

Informazioni presso lo IAT di San Leo, 0541-926967, email info@sanleo2000.it

 
 

lunedì 22 luglio 2013

Al castello di Montecopiolo


Si è svolta ieri la Giornata del castello di Montecopiolo. Nella corte del maniero, ai piedi dell'estrema rupe ove sorgeva il maschio, ho collocato la serie degli scudi della famiglia dei Montefeltro che in quel luogo ebbe con sempre maggior evidenza (anche archeologica) il primitivo dominio.
Di fronte agli scudi ho appeso a un giovane noce un grande albero genealogico-araldico della casata davanti al quale ho intrattenuto un folto gruppo di visitatori su alcune fasi salienti della vicenda politica dei Montefeltro che influenzarono l'evoluzione dello stemma.

Ringrazio per l'ospitalità e la collaborazione Daniele Sacco e Siegfried Vona del Centro Archeologia Medievale di Montecopiolo (Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”) e Giovanni Fabbri presidente della Pro Loco.


 
La decorazione araldica degli scudi, del pennone da trombetta e lo stendardo con la divisa è stata realizzata dal sottoscritto (che non è un artista araldico...) sulla base di modelli stilistici documentati.
 
L'albero genealogico-araldico dei Montefeltro esposto in una precedente manifestazione.


martedì 9 luglio 2013

Divulgazione araldica alla Giornata del castello di Montecopiolo

L'araldo Montefeltro (il sottoscritto) sarà presente alla manifestazione La giornata del castello presso il sito archeologico del castello di Montecopiolo (PU).
Cos'è l'araldica, come nacque, quali sono i principi che la governano, quali notizie sui blasoni delle famiglie signorili dell'area, questo ed altro al banco dell'araldo nel sito che fu culla della casa dei Signori di Urbino.



Programma:
16.30 - Saluto dell'Amministrazione comunale
16.45 - Presentazione delle ultime campagne di scavo a cura dell'Università degli Studi di Urbino.
17.30 - Visita guidata al sito archeologico con la presenza di figuranti in costume medievale
18.30 - Rinfresco

Dalle 16.30 servizio di navetta gratuito da Villagrande al sito del castello


Pro Loco di Montecopiolo: il sito webFacebook - tel. 0722.78130
Archeologia Medievale Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo"
Il volume ArcheoMed dedicato agli scavi del castello di Montecopiolo

mercoledì 3 luglio 2013

SCUDI MONTEFELTRESCHI

Ecco un paio di scudi montefeltreschi della serie che ho predisposto per il Banco dell'araldo a fini espositivo-didattici. L'insieme, sette scudi in legno ricoperti di tela opportunamente trattata, mostra l'iter evolutivo dell'arma dei Signori di Urbino dal XIII al XVI secolo ed anche le diverse tipologie di scudi da quello cosiddetto normanno a quello a testa di cavallo.
 
 
 

martedì 11 giugno 2013

Per la divisa dell'Italian Team alla Battle of the Nations 2013


 
Dal 9 al 12 maggio 2013, nella città di Aigues-Mortes, Linguadoca-Rossiglione, Sud della Francia si è svolto il Campionato mondiale di combattimento medievale storico "Battaglia delle Nazioni" organizzato dalla Associazione Internazionale di battaglie storiche medievali (HMBIA). Anche a questa edizione ha partecipato la squadra rappresentativa dell’Italia, capitanata da Antonio De Zio.

La battaglia in armatura a contatto pieno è una sorta di sport globale, le cui origini risalgono ai primo anni '80, creato sulla base della ricostruzione della cultura materiale del Medioevo.

All’edizione 2013 hanno partecipato le seguenti nazioni: Argentina, Australia, Austria, Belgio, Bielorussia, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Inghilterra, Israele, Italia, Lussemburgo, Nuova Zelanda, Polonia, Quebec, Repubblica Ceca e Slovacchia, Russia, Spagna, Stati Uniti, Ucraina e una squadra unica per i paesi baltici.

Nell'inverno scorso mi venne chiesto di proporre una soluzione per cotta d’arme della squadra italiana. E’ noto che per l’epoca medievale non si può individuare una figura identificativa unica per tutta la penisola, nemmeno dei colori comuni. Il problema si pose anche per l’Ordine di Malta che allorquando decise di dotarsi di una bandiera per ciascuna delle otto lingue nelle quali si divideva, per quella italiana adottò una bandiera nera con la scritta ITALIA in lettere d’oro posta in banda.
 

I mille comuni del Nord, con un’araldica prevalentemente dotata di smalti rosso-bianchi, nulla aveva a che fare con la situazione del Regno di Napoli o di Sicilia (per esempio) privo di analoghe autonomie anche araldiche; che dire poi delle signorie?

Si nota facilmente che più di una nazione partecipante alla manifestazione non ha nulla a che fare col Medioevo, mentre tutte le nazioni partecipano con l’attuale bandiera nazionale affiancando eventualmente un vessillo storico. Il risultato è, così mi è apparso, un connubio di nuovo e di antico dove l’antico assume anche la funzione di forma per il nuovo. Così i colori e talvolta anche le pezze e le figure delle insegne degli attuali stati (per lo più le bandiere) diventano colori pezze e figure delle cotte e degli scudi delle squadre della Battaglia delle nazioni.
 
 
Squadre come il Lussemburgo, la Danimarca, l’Inghilterra, la Francia la Polonia hanno gioco facile, così anche, paradossalmente, realtà più recenti come il Quebec, gli Stati Uniti, Israele e le nazioni dell’Oceania. Tutti queste hanno insegne degli antichi regni (talvolta usati tutt’ora), oppure, quelle prive di storia medievale adottano senza indugio le insegne dello stato contemporaneo.

Il caso dell’Italia fa gioco a sé, diverso da quello della Germania che pur essendo stata unificata in tempi recenti ha un chiaro segno unificante storico rappresentato dall’aquila imperiale nera in campo d’oro. La Spagna ha usato la bandiera attuale fortemente araldica.
 
Argentina
Australia
Slovacchia e Repubblica Ceca
Danimarca
Francia
Germania e Austria
Giappone
Inghilterra
Israele
Lussemburgo
Nuova Zelanda
Polonia e Ucraina
Quebec
Russia
Spagna
 
E l’Italia? Fu scartata l’ipotesi della bandiera dell’ordine di Malta troppo caratteristica di quella realtà (a giudizio di chi scrive fin troppo affine a maglie sportive moderne con la scritta a tutto petto). Posto che la squadra era propensa ad usare il colore azzurro, proposi l’adozione di una divisa sull’esempio di quelle adottate all’inizio del Quattrocento e poi in uso per molti decenni. L’idea originaria era quella di un inquartato: nel 1° e 4° d’azzurro piano, nel 2° e 3° il tricolore da organizzare nel modo migliore. Insomma, qualcosa di simile alle divise adottate dagli sforzeschi, dai bracceschi, dai Varano, i Malatesta, i Montefeltro per fare solo alcuni esempi celebri. Secondo un uso frequente, il campo pieno poteva essere caricato da un’impresa o un monogramma (emblemi già in uso dal Trecento).

Alla squadra piacque invece l’idea di una cotta interamente azzurra (il colore nazionale, sportivo e militare dell’Italia), ma piacque l’idea del monogramma.

A questo punto pensai al monogramma. Provai ad unire le lettere I e T, iniziali di Italia secondo l’uso medievale. Inutile ricordare che .it è il suffisso nazionale italiano per internet, ma che queste lettere sono anche le iniziali di Italian Team, squadra italiana nella lingua ufficiale della Battaglia delle Nazioni.

Considerate le caratteristiche fin troppo simili delle due lettere minuscole gotiche, optai per le maiuscole e caratterizzai la I per al fine di renderla stilisticamente affine con la T.
Sulle lettere sovrapposte posi una corona gotica secondo l’uso frequente tra Tre e Quattrocento.


Alla squadra piacque e venne adottato: bianco su azzurro.



 
I diversi passaggi ora descritti li ho preliminarmente discussi con Carola Sacchetti e Gabriele Tonucci durante memorabili cene.
La cotta d’arme è stata storicamente studiata per lo stile e il materiale da Carola Sacchetti e realizzata dall'Atelier di Battista: è dunque azzurra col monogramma bianco.
 
I singoli cavalieri hanno poi scelto di decorare lo scudo anche col motivo della divisa inquartata o diversamente partita col tricolore variamente rappresentato.


sabato 8 giugno 2013

UN SUCCESSO PER LA CONFERENZA SUI MONTEFELTRO

Come previsto, il 5 giugno appena trascorso ho tenuto a Urbino la conferenza sull'araldica dei Montefeltro.
La sala del maniscalco del quattrocentesco Torrione di Francesco di Giorgio Martini era piena. Piena di un pubblico composito molto interessante. Tra i cittadini di Urbino curiosi della storia patria c'erano professori universitari, docenti delle scuole, guide turistiche, re-enactors, personale delle biblioteche... insomma persone concretamente interessate a scoprire che cosa si "nasconde" dietro l'apparente banalità dell'arma dei Montefeltro.
Devo dire, con grande soddisfazione, che sono rimasto stupito della presenza di molte persone provenienti non solo da Pesaro, ma anche da San Marino, Gubbio, Montecopiolo e persino Sarsina e Chiusi. A tutti dico grazie, e con tutti mi scuso se alle 20 ero ancora impegnato a descrivere le ultimissime fasi dell'iter araldico montefeltresco.
A chi non ha potuto, per ovvie ragioni, assistere a tutta la conferenza do appuntamento su questo blog per l'annuncio della pubblicazione degli articoli che completeranno (col dovuto apparato critico e bibliografico) l'indagine araldica che ho raccontato durante la conferenza e che mi ha visto impegnato in una lunga ricerca presso archivi, biblioteche, musei e monumenti di varie regioni italiane ed anche all'estero.
Fin da ora è comunque possibile consultare parte del materiale già pubblicato sul sito 
Scribd.
In conclusione ringrazio la professoressa Bonita Cleri per l'introduzione, tutt'altro che scontata, e gli enti che hanno cortesemente voluto patrocinare l'iniziativa: l'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo", il Comune di Urbino e l'Istituto Araldico Genealogico Italiano. Nonchè la Compagnia d'arme i Poeti della Spada.

sabato 11 maggio 2013

I MONTEFELTRO COME NON LI AVETE MAI VISTI


La pluriennale ricerca da me condotta presso archivi, biblioteche e monumenti in diverse regioni italiane ed anche all’estero, ha fatto emergere documenti araldici relativi a più di venti personaggi di Casa Montefeltro, che permettono di precisare l’iter evolutivo dello stemma dei Signori di Urbino, solo apparentemente banale.

La conferenza consisterà in un viaggio per immagini, come è giusto che sia trattandosi di araldica: dalle ipotesi sull’origine dello stemma, passando per i diversi incrementi (riletti alla luce della documentazione araldica e delle vicende storiche), fino agli emblemi degli ordini cavallereschi e alla divisa militare.

Rolando, Taddeo, Guido, Federico, Corrado, Speranza, Niccolò, Ugolino, Enrico, Paolo, Galasso, Antonio, Guidantonio, Oddantonio, Guidobaldo sono i nomi di alcuni personaggi della famiglia che si mostrano oggi attraverso i loro scudi, i loro cimieri, i loro sigilli, antichi e affascinanti strumenti di rappresentazione personale e signorile, inediti o sconosciuti ai più.

Ringrazio l'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo", il Comune di Urbino e l'Istituto Araldico Genealogico Italiano per aver accettato di patrocinare l'iniziativa.
Ringrazio anche la compagnia d'arme di Urbino I Poeti della Spada, con i quali collaboro e con i quali questa iniziativa è stata ideata alcuni mesi fa.

Ringrazio la professoressa Bonita Cleri dell'Università di Urbino per aver accolto il mio invito a introdurre la conferenza.


5 GIUGNO 2013
ORE 17.30
URBINO
SALA DEL MANISCALCO
TORRIONE DI FRANCESCO DI GIORGIO MARTINI

domenica 10 marzo 2013

Alle stampe "I Montefeltro nell’araldica monumentale trecentesca di Pisa"

Nello scorso mese di novembre ho consegnato ai curatori il mio saggio dal titolo "I Montefeltro nell'araldica monumentale trecentesca di Pisa", versione aggiornata della mia relazione alle giornate internazionali di studio "L'arme segreta" di cui ho dato notizia a suo tempo.
Un ulteriore tassello documentale per l'interpretazione dell'araldica dei Montefeltro.

L'appuntamento è ora rinviato alla pubblicazione degli atti, pare con l'editore Le Lettere di Firenze.

 
 
 

lunedì 24 settembre 2012

LA SALA DELL'ARALDICA A PIANDIMELETO

L'impronta del mio intervento nella Sala dell'araldica nel Castello dei conti Oliva di Piandimeleto.
Chi ha fretta può andare subito ai 7' e 14".


domenica 16 settembre 2012

IMAGO UNIVERSITATIS - Presentazione del II volume

 
Sabato 22 settembre p.v., alle ore 17, presso l'Archiginnasio di Bologna, verrà presentato il secondo volume dell'opera IMAGO UNIVERSITATIS dedicata alla quella che verosimilmente è la più grande raccolta di stemmi dipinti e scolpiti posti a "decorare" un edificio.
Sotto la direzione di Gian Paolo Brizzi, che da anni si occupa dello studio e del coordinamento delle iniziative relative alla storia dell'Ateneo felsineo, inquadrato nella più ampia storia del fenomeno universitario europeo, Andrea Daltri e Silvia Neri hanno prodotto un'opera colossale di catalogazione e interpretazione di oltre settemila stemmi di studenti, docenti e patroni della più antica istituzione universitaria del mondo.
Il primo volume contiene pregevolissimi saggi introduttivi, il secondo conterrà anche gli indici.