venerdì 9 marzo 2007

Libro sull'Università di Urbino... e il mio saggetto?


Lunedì 5 marzo è stato inaugurato il 501° anno accademico dell'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo". Oltre a tutte le autorità accademiche (in testa il Magnifico Rettore prof. Giovanni Bogliolo), ha preso parte alla cerimonia anche il ministro dell'Università e della Ricerca on. Fabio Mussi.

Le relazioni del Rettore, del rappresentante degli studenti e quello del personale non docente possono essere letti qui in formato pdf. Un servizio televisivo del tg3 Marche può essere visto qui in mediaplayer.

Al termine della cerimonia il rettore ha fatto dono al ministro della prima copia del libro "1506-2006 Cinquecento anni di storia dell'Università di Urbino".

Immagino che all'interno di quest'opera sarà stato dedicato un po' di spazio alla sede storica dell'Ateneo: palazzo Bonaventura. Conseguentemente immagino che si sarà quantomeno accennato ai due stemmi... I redattori avranno continuato a insistere con le attribuzioni errate, o avranno fatto tesoro delle informazioni che ho fornito all'ateneo nel mio piccolo saggio di cui ho parlato in questo blog nel post del 7 dicembre scorso?

Purtroppo non sono riuscito ancora a vedere il libro. Spero davvero si sia tenuto conto dei miei rilievi.


mercoledì 21 febbraio 2007

Dettagli di palazzo Luminati di Urbino

Ho ricavato delle immagini piuttosto interessanti sugli avanzi di pittura murale di palazzo Luminati.
Da quanto emerge da questa mia sommaria indagine la facciata del palazzo doveva essere interamente decorata con composizioni di oggetti, rappresentazioni di uomini e di animali fantastici.
Il tutto doveva essere organizzato in diversi registri che seguivano gli aspetti architettonici della facciata: le cornici delle finestre e i cordoli marcapiano.

Oltre ai cordoli in pietra erano aggiunti altri cordoli dipinti per meglio organizzare la disposizione delle figure in teorie che si sviluppavano longitudinalmente (evidenziati in rosso).

Gli avanzi di pittura sono molto frammentari e lacunosi, ma permettono una prima lettura di massima.
La parte più alta della facciata (evidenziata in arancione), cioè quella appena sotto la grondaia e fino alla cornice dello stipite delle finestre del secondo piano è in gran parte ancora coperta da uno strato uniforme di colore marrone. Uno strato che potrebbe essere stato sovrapposto allo strato pittorico che a noi interessa, come sembrerebbe evincersi in alcuni frammenti. Si tratta di una ipotesi da verificare con un sopralluogo.

Le campiture delimitate dalle cornici delle finestre e dal cordolo in pietra del secondo piano erano certamente decorate con panoplie e con la presenza di putti. Una composizione di strumenti militari armature e scudi si legge chiaramente appesa ad un nastro nell’estrema campitura di sinistra.

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La presenza di un putto (forse aggrappato ad una faretra) si individua nella campitura centrale di sinistra.

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Nelle altre due campiture le scarse tracce di pittura permettono solo di intuire il proseguimento del medesimo soggetto.

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Così la presenza di nastri e di oggetti appesi, caratteristici di queste composizioni, come si individuano ampiamente a palazzo ducale.

Appena sotto il cordolo in pietra del secondo piano, si nota la presenza di una fascia con una serie di figure chimeriche affrontate a coppie in pigmento rossiccio. Questa teoria è divisa dal registro inferiore tramite un cordolo chiaro dipinto.

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Sotto questo cordolo fittizio scorre una teoria di personaggi riccamente vestiti con abiti panneggiati, ma si nota anche la presenza di elementi architettonici, forse colonne. Questo registro (evidenziato in verde) è delimitato verso il basso dalle cornici degli stipiti delle finestre del primo piano e sa un cordolo dipinto che percorre la facciata nelle campiture tra una finestra e l’altra.
Curiosamente i frammenti di pittura superstiti si concentrano in corrispondenza delle campiture tra le finestre della facciata Così, in corrispondenza della prima campitura si individuano oggetti caratteristici del trionfo militare (come una ghirlanda sostenuta da un’asta), due chiarine decorate con nastri svolazzanti e delle figure umane (certamente i suonatori di chiarina) non meglio definibili nella posizione. Avanti a questi delle fiamme (?), una piccola mano (?) e un pilastro (?).

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In corrispondenza della seconda campitura si individuano bene le figure di tre individui procedenti o comunque rivolti verso sinistra (come i suonatori di chiarine). Vestono abiti panneggiati e uno di questi indossa calzature basse. In testa al gruppo di individuano fronde che probabilmente erano portare da uno dei personaggi rappresentati nel ciclo pittorico, come dimostrano i frammenti dell’ultima campitura. Sopra i personaggi individuabili in questo gruppo di frammenti, si può intravedere un cartiglio o più probabilmente un lungo e sottile vessillo bifido.

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In corrispondenza della tersa campitura, si possono individuare solo pochissimi frammenti del registro contenente la teoria di persone, ma su queste limitate porzioni di pittura si leggono un abito stretto in vita di un personaggio e altri particolare riconducibili a delle vesti. Se tutte le immagini di questo registro appaiono nella tinta bianco e nero, un frammento di pittura appena sopra l’angolo superiore destro della finestra centrale ci mostra un tessuto di colore rossiccio.
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All’estrema destra della facciata, in corrispondenza della quarta campitura troviamo ancora dei personaggi rivolti verso destra. Questa volta si leggono pene i loro profili: il primo potrebbe essere di un uomo, il secondo di una donna. Quest’ultima regge un ramo con foglie analogo a quello già individuato in precedenza. Dietro questa figura si individua almeno un altro personaggio e un elemento verticale (una colonnetta?) attraversato da un asta (?) in diagonale.
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Si tratta con tutta evidenza di un corteo composto da molti personaggi.

Nelle campiture tra le finestre del 1° piano si trovano pochissimi frammenti che non permetto di individuare il soggetto della rappresentazione. Nel registro sotto il cordolo delle finestre del primo piano vi sono tracce di pittura, ma assomigliate a quella avanzata sotto il tetto. Se questa pittura dovesse ricoprire quella più antica, la sua eliminazione potrebbe rilevare particolari interessanti.

Come si vede da questa prima indagine sommaria la facciata di questo antico palazzo urbinate era riccamente decorata, una decorazione che non doveva essere una eccezione nel panorama urbanistico dell’Urbino medievale, anzi.
Sulla tecnica dello sgraffito (verosimilmente usata a palazzo Luminati) si legga quanto scritto dal Vasari.

L'importanza della salvaguardia delle decorazioni di palazzo Luminati risulta così ancor più impellente e necessaria.

lunedì 12 febbraio 2007

Le mura di Urbino & Castelnuovo di Auditore: due iniziative da sostenere

Le mura di Urbino
Da anni l'amico Sergio Di Stefano sta cercando di promuovere il recupero della pubblica fruibilità del circuito delle mura cinquecentesce della città di Urbino.
A fronte del suo impegno, però, nulla sembra muoversi né in ambito locale né in ambito nazionale. Anzi.
Recentemente la situazione si è ulteriormente aggravata con altri interventi privati.
Per saperne di più: Le mura di Urbino di Sergio Di Stefano

Castelnuovo di Auditore
Gabriele Bartolini si sta da tempo opponendo al progetto di recupero di Castelnuovo di Auditore, uno dei tanti borghi murati che costellano le colline dell'entroterra della provincia di Pesaro e Urbino.
Bartolini sostiene, non senza ragione, che il progetto di recupero (non autorizzato dalla Soprintendenza) nasconde in realtà il tentativo di stravolgere l'impianto urbanistico e le caratteristiche storico-antropologiche di Castelnuovo.
Per saperne di più: Castelnuovo di Gabriele Bartolini

lunedì 5 febbraio 2007

Piume e non palme.

Dopo palazzo Luminati, eccomi a trattare di un altro palazzo urbinate. Si tratta di palazzo Palma, situato in via Mazzini, quasi di fronte al primo.
In questo palazzo si trova un cortile con porticato che è certamente uno dei luoghi più suggestivi della città.
Oggi questo edificio ospita un pensionato universitario; ma prima ancora di divenire palazzo Palma era la residenza della famiglia Galli. Il passaggio ai Palma avvenne per eredità sul finire del Cinquecento, ma i Palma vi si trasferirono solo nel 1771. Nel 1703 era conosciuto come palazzo dei Galli. Scriveva infatti l’urbinate papa Clemente XI nel 1703: “…fra gli altri spicca quello dei Galli, famiglia antichissima e nobilissima quale benché estinta merita non se ne estingua la memoria…” (NEGRONI, 2005, p. 133).
Ecco come Franco Mazzini descrive l’ambiente del cortile porticato di questo palazzo: “La nobiltà del monumento si rivela però nell’ampio cortile a tre arcate per lato (sensibilmente più ampie quelle centrali), su pilastri ottagonali in laterizio, coi singolari capitelli di pietra arenaria a foglia di palma finemente intagliata” (MAZZINI, 1982, p. 367).

I pilastri di palazzo Galli (fig. 1) hanno caratteristiche analoghe a quelli di altri edifici urbinati.


Così i pilastri in pietra del narcete di San Francesco (fig. 2) (MAZZINI, 1982, p. 367), quelli in cotto e pietra nel cortile di palazzo Paltroni (NEGRONI, 2005, p. 119), così come quelli del palazzo della Cappella musicale del SS. Sacramento (fig. 3) (MAZZINI, 1982, p. 396-397) o di palazzo Peroli (già palazzo di proprietà di Guidantonio da Montefeltro, MAZZINI, 1982, p. 389), oppure del chiostro grande di del convento di S. Francesco.

In particolare le basi dei pilastri di palazzo Galli (fig. 4) sono pressoché uguali a quelle del narcete di San Francesco (fig. 5) e a quelle della sede della Cappella musicale (fig. 6), tutte col caratteristico motivo ad artiglio.



Soffermandoci sui capitelli che sono l’oggetto di queste considerazioni. Quelli dei portici laterali di palazzo Galli (fig. 7) sono simili a quelli di palazzo Paltroni (“a foglie d’acqua” NEGRONI, 2005, p. 119), a quelli del portico del cortile interno di palazzo Peroli e a quelli della sede della Cappella musicale (fig. 8). Il medesimo motivo si ritrova anche nella lesena interna superstite dell’antica chiesa di San Bartolomeo e nei pilastri del chiostro grande di San Francesco. Invece i capitelli del narcete dell’omonima chiesa sono diversi (fig. 9) (“a fogliami” MAZZINI, 1982, p. 343).


Questa veloce rassegna riguardo la presenza di questo tipo elementi architettonici nella chiesa pantheon della Città e in abitazioni di importanti famiglie della corte dei Montefeltro, ci fa pensare a una soluzione architettonica di gran moda. Essi sono usualmente ritenuti tipici dell’architettura del Trecento, ma alcuni documenti notarili evidenziano come il narcete di San Francesco fosse in costruzione nella prima metà del Quattrocento (NEGRONI, 1993, p. 36 e 37, nota 7), poco prima di quando, intorno alla metà del secolo, vennero eseguiti lavori di ampliamento e abbellimento di palazzo Galli (NEGRONI, 2005, p. 132). Il gusto appare comunque decisamente gotico, specialmente se confrontato con le novità architettoniche del Rinascimento. Il Palazzo ducale di Urbino e palazzo Passionei-Paciotti ci mostrano come il modello architettonico del cortile di palazzo Galli fosse ormai superato nella seconda metà del XV secolo.

Ciò che ha attirato la mia attenzione, e che è oggetto di questo post, è il motivo che decora i capitelli del porticato del cortile di palazzo Galli nel lato al quale si accede dall’entrata principale di via Mazzini (fig. 10).

Questi capitelli sono diversi da quelli del lato destro che, come si è detto sono a foglie d’acqua, secondo la definizione di Franco Negroni.
I capitelli ai quali mi riferisco sono descritti così: “singolari capitelli di pietra arenaria a foglia di palma finemente intagliata” (MAZZINI, 1982, p. 367), oppure “delicati capitelli in pietra a foglia di palma” (NEGRONI, 2005, p. 133) (figg. 11, 12 e 13).


Dunque il motivo della foglia di palma accomuna le descrizioni di due importanti studiosi della storia e dell’arte urbinate. Eppure, a me quelle figure scolpite nei capitelli appaiono altro. Mi sembrano piuttosto delle piume.
Credo che l’individuazione della foglia di palma possa essere derivata dalla suggestione del nome del palazzo così come attestato in epoca tarda: palazzo Palma.
Ma il palazzo, come si è visto, fu costruito dai Galli diversi due secoli prima.
Lo stemma dei Galli non vede rappresentate una o più piume, bensì la figura intera di un gallo; così come lo stemma dei Palma vede rappresentata una pianta di palma intera e non una i più foglie. Dunque non si tratta dello stemma dei Galli (fig. 14), o dello stemma dei Palma.

Ma il motivo che decora i capitelli del portico di palazzo Galli (ora Palma) è chiaramente un motivo evocativo del nome della famiglia committente dell’opera e residente nel palazzo per almeno duecento anni: i Galli.
In araldica si riscontrano casi (anche di brisure) nei quali si vede rappresentato un particolare a significare il tutto. Credo che in questo caso, artistico e araldico al tempo stesso, il motivo delle piume possa certamente richiamare i Galli.
Il palazzo passò ai Palma con l’estinzione della famiglia dei Galli. E’ quindi probabile che con l’andar del tempo i nuovi proprietari abbiano voluto fare intendere che quei fregi fossero delle foglie di palma. L’estinzione della casata dei Galli e la similitudine del disegno piuma - foglia di palma hanno contribuito a far cadere nell’oblio l’antico significato.

La rappresentazione di piume nella foggia dei capitelli di palazzo Palma richiama quella risalente alla metà del Trecento adottata dal principe di Galles Edoardo (il cosiddetto Principe nero), ed ancor oggi insegna dell’erede al trono d’Inghilterra (fig. 15).

Un richiamo evidente anche nei fregi impressi sulle mattonelle in cotto che costituiscono il soffitto di un ambiente di palazzo Palma, già Galli (fig. 16).



Bibliografia:
F. MAZZINI, I mattoni e le pietre di Urbino, Argalia Editore, Urbino, 1982.
F. NEGRONI, Il Duomo di Urbino, Accademia Raffaello, Urbino, 1993.
F. NEGRONI, Appunti su alcuni palazzi e case di Urbino, Accademia Raffaello, 2005.

Immagini:
Foto a colori di Antonio Conti
Disegno dello stemma dei Galli di Urbino di Antonio Conti, sulla base di un documento notarile del XVI secolo (cortesemente segnalatomi da mons. Franco Negroni).
Disegni relativi al Principe di Galles tratti da J. P. BROOKE-LITTLE, Royal Heraldry, Pilgrim Press Ltd., 1987, p. 6.
Foto bn della mattonella tratta da F. MAZZINI, I mattoni e le pietre di Urbino, Argalia Editore, Urbino, 1982, p. 169.

Vedi palazzo Palma nel sito del Comune di Urbino: http://www.comune.urbino.ps.it/id/413/1943.aspx

lunedì 15 gennaio 2007

Articolo 006 - Origine dell'arma dei Della Rovere

A. Conti
L’origine dell’arma dei Della Rovere.
in “Pesaro città e contà”, n. 23, Pesaro, 2006, pp. 7-15, ill. bn.

In questo numero della rivista della Società pesarese di studi storici, è stato pubblicato il primo di una serie di articoli che avranno per oggetto l'araldica di quel ramo della famiglia savonese dei Della Rovere che subentrò ai Montefeltro nel Ducato di Urbino dal 1508 al 1631.
Questo primo articolo riguarda l’origine dello stemma adottato da Francesco Della Rovere, colui che divenne papa col nome di Sisto IV nel 1471 e che fece la fortuna della propria famiglia dotando suo nipote Giovanni di un feudo (Senigallia e Mondavio nel 1474) e nominando cardinale il fratello di Giovanni, Giuliano Della Rovere, colui che sarà poi papa Giulio II.
L’adozione dello stemma da parte di Francesco Della Rovere si ricollega verosimilmente ai suoi rapporti con la famiglia Della Rovere di Torino…




domenica 24 dicembre 2006

L'Università di Urbino diventa statale

Il ministro Mussi ha firmato il decreto per la statalizzazione dell'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo".

Evviva!!!


Ora l'Ateneo potrà finalmente riprendere con pieno vigore la propria missione d'istruzione e di ricerca!


- Leggi il mio intervento: La difficile libertà dell'Università di Urbino, pubblicato su "Lo Specchio della città" del maggio 2004. In rete al seguente indirizzo:
  • l'articolo


  • - Leggi il comunicato del Sindaco di Urbino:
  • il comunicato
  • martedì 19 dicembre 2006

    Salvare gli affreschi di palazzo Luminati a Urbino


    Alcuni anni fa, era il 2002, ad Urbino scoppiò una furibonda polemica sul cosiddetto “piano colore” per il centro storico.
    La battaglia, combattuta a colpi di comunicati stampa, conferenze e dichiarazioni di personaggi di fama mondiale, riguardava la predisposizione di un piano urbanistico del colore al quale avrebbero dovuto attenersi quanti intendevano ristrutturare gli edifici del centro storico. Secondo i detrattori di questa proposta Urbino avrebbe perso così la sua caratteristica di città di mattoni.
    Le mura, gli edifici privati e pubblici, civili e religiosi, persino il selciato di alcune vie e naturalmente il Palazzo ducale: tutto ad Urbino è di mattone. Tutto appare nelle tonalità che vanno dall’arancione al rosso, dal marrone al nero (sic!); anche la malta che lega i mattoni si presenta in diverse tonalità da luogo a luogo, a volte persino consunta e quasi insistente tra i vecchi mattoni in posa da secoli senza alcun altro intervento successivo.
    Questa caratteristica di città di mattoni a vista è stata fortemente difesa da una parte della cittadinanza contro l’ipotesi che si potesse permettere l’intonacatura dei vetusti palazzi del centro.
    Orbene, è indubbio che l’attuale situazione della città sia quella descritta sopra (salvo qualche raro intervento a colori realizzato negli ultimi dieci anni circa), ma occorre ricordare che questa caratteristica è stata raggiunta da Urbino per via della totale incuria nella quale sono state lasciate per decenni e decenni le facciate degli edifici del centro storico.
    I palazzi del centro, spesso rinnovati nello stile dal Quattrocento in poi, erano tutti intonacati. I mattoni sono emersi dall’intonaco che via via andava sbriciolandosi per le intemperie, lo smog, i terremoti, senza che nessuno provvedesse a riparare ai danni.
    Tra le tracce più o meno ampie di intonaco che sopravvivono sulle facciate di alcuni palazzi, si possono individuare tracce di decorazioni come quelle, geometriche, di un palazzo di via Budassi.
    Non è facile notare questi particolari, sia perché le tracce di intonaco sono spesso decisamente residuali, sia perché l’inclemenza degli eventi, il trascorrere del tempo e l’incuria dell’uomo hanno fatto sì che tutto appaia uniformemente coperto da una patina nerastra.
    Così, solo recentemente mi è capitato di notare che gli avanzi di intonaco del palazzo Luminati (ora Lucciarini) in via Mazzini 57 sono decorati da fregi e figure apparentemente interessanti.
    Sono andato subito a leggere che cosa è scritto sull’argomento in MAZZINI, I mattoni e le pietre di Urbino (1982), p. 370, e vi trovo scritto: “E’ da porre tra gli edifici urbinati di maggiore interesse e parzialmente ispirati a certe forme del Palazzo ducale. Tipica è l’incorniciatura delle finestre che si aprono sul prospetto in doppio ordine, poggiando sulla cornicetta marcapiano a mo’ di davanzale, corrente lungo tutta la facciata; questa –purtroppo menomata dalle due botteghe aperte ai lati del portale- era pure animata da una decorazione a fresco e a graffito ora affatto in rovina, ma i cui frammenti sparsi rivelano un disegno di non comune finezza; il motivo dei grifi, poi, leggibile talora sotto la cornicetta superiore, fa pensare a Francesco di Giorgio Martini, cui il Rotondi (1950) ha attribuito giustamente il disegno dell’edificio, quanto meno nei prospetti interni del cortiletto.”
    A fronte di tutto ciò la domanda è persino banale. Che cosa si aspetta ad intervenire?
    Per il restauro delle mura urbiche si è atteso il crollo degli anni ‘90, per l’intervento per la loggia a fianco del duomo si è atteso il recentissimo cedimento a seguito di una scossa tellurica.
    Nulla di così clamoroso richiamerà mai l’attenzione verso il lento ma inesorabile procedere della disgregazione delle decorazioni (quattrocentesche?) della facciata di uno dei più bei palazzi di Urbino. Saremo così costretti ad assistere inermi alla perdita definitiva di una così importante testimonianza artistica? Tutto ciò non mi sembra solo una “mostruosa sciocchezza” ma un vero crimine contro il patrimonio storico di un sito tutelato dall’UNESCO.

    Questo intervento è stato segnalato al sindaco di Urbino, alla Sprintendenza di Urbino, alla Commissione italiana dell’UNESCO.

    alcuni link interessanti:
  • Vedi articolo di PatrimonioSOS.it sul "piano colore"
  • Vedi UNESCO.it: il centro storico di Urbino resta patrimonio dell'umanità


  • sabato 9 dicembre 2006

    Nota polemica 002 - Archivio di Stato di Firenze

    Il servizio fotoriproduzione è morto! Viva il servizio fotoriproduzione!

    Finalmente è venuto a scadenza il contratto di appalto per il servizio di fotoriproduzione dell'Archivio di Stato di Firenze. Un servizio scadente per i tempi e vergognosamente costoso per gli utenti. Nessuno rimpiangerà il vecchio servizio, almeno si spera. Infatti la speranza è che nella nuova gara di appalto l'Archivio di Stato di Firenze abbia voluto finalmente prendere atto che esistono le tecnologie digitali, che un'immagine può essere catturata ad alta definizione con costi praticamente pari a zero e con tempi valutabili in alcuni minuti (compreso il trasferimento su cd-rom). Si spera così che un'immagine non venga concessa per motivi di studio ai prezzi precedenti e con tempi biblici a volte dell'ordine di quaranta giorni!!! Si spera poi che l'Archivio di Stato di Firenze abbia previsto la possibilità per l'utente di riprodurre autonomamente documenti utili impegnandosi all'uso appropriato ed a fornire copia dell'immagine, come accade in altri Archivi di Stato di questa nostra Repubblica. Insomma, parafrasando l'annuncio del passaggio dei poteri alla morte del re in Francia, mi sento di proclamare: "Il servizio fotoriproduzione è morto! Viva il servizio fotoriproduzione!" Ma a proposito delle mie speranze, non vorei, invece, trovarmi ad enunciare nei prossimi tempi un ben più noto modo di dire popolare: "chi visse sperando, morì..."
  • Leggi l'annuncio dell'ASFi






  • venerdì 8 dicembre 2006

    Nota polemica 001 - Kaleidon

    Stemma dell’Ateneo urbinate: neanche un grazie…
    Si sta ormai concludendo questo 2006, che per l’Università degli Studi di Urbino è stato considerato il 500° dalla fondazione. Le celebrazioni sono state piuttosto sottotono, anche perché il 2006, ma soprattutto il 2005 (anno della progettazione delle iniziative celebrative) sono stati veri e propri anni horribilis per un’università attanagliata da debiti congeniti connessi al suo stato di ateneo non statale…
    Orbene, capisco le ristrettezze economiche, capisco la fretta di recuperare il tempo perso, ma quando si copia il lavoro altrui si dovrebbe almeno citare la fonte, e magari unire un ringraziamento, formale, se non proprio sentito.
    Diversamente da come la buona educazione dovrebbe prescrivere si è comportato chi ha realizzato il logo del Cinquecentenario dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”: lo studio Kaleidon di Rimini.
    Nel sito internet del Cinquecentenario è illustrata la nascita del logo delle Celebrazioni e per completezza storica sono anche riportati alcuni esempi di rappresentazione grafica dello stemma dell’Ateneo con brevi didascalie. Già, ma si tratta di una parte del lavoro da me realizzato nel lontano 1997 per una pubblicazione studentesca. Un lavorino che poi ho pubblicato su internet in due vesti grafiche dello medesimo sito: nel 2003 e nel 2005.
    Non solo le didascalie pubblicate da Kaleidon sono proprio quelle scritte da me, ma anche le immagini sono proprio quelle da me pubblicate, immagini che in parte ho dovuto ridisegnare perché tratte da impronte di timbri non perfette. Non si tratta di un lavoro eccelso, ma deve essere comunque piaciuto e certamente è stato utile (visto che è stato usato)... peccato che non ci sia scappato nemmeno un grazie.

    Tramite i link sottostanti potrete constatare il fatto. Ma potrete anche verificare quali pasticci si possono compiere col taglia e incolla... In questo caso, poi, variando l'ordine degli addendi... il risultato cambia eccome!

  • Vedi il sito ufficiale del Cinquecentenario
  • Vedi il mio sito in versione 2003
  • Vedi il mio sito in versione 2004


  • giovedì 7 dicembre 2006

    Articolo 005 - Guidobaldo Gonfaloniere?

    Cecil H. Clough, Antonio Conti
    Guidobaldo da Montefeltro, duca di Urbino: fu mai gonfaloniere di Sancta Romana Ecclesia?
    in “Studi Montefeltrani”, n. 27, San Leo, 2006, pp. 115-136, ill. bn.

    In questo articolo scritto a quattro mani con il prof. Cecil H. Clough (emerito dell’Università di Liverpool), ho affrontato il problema della nomina a Gonfaloniere della Chiesa di Guidobaldo da Montefeltro duca di Urbino.

    Le mie ricerche sull’araldica della famiglia dei Montefeltro si sono felicemente incrociate con quelle del prof. Clough attinenti alle fonti letterarie e documentarie, ed hanno indicato che con ogni probabilità l’ultimo dei Montefeltro non fu mai nominato Gonfaloniere della Chiesa, contrariamente a quanto affermato da più di uno studioso.

    Articolo di A. Daltri sugli stemmi all'Archiginnasio

    A. Daltri
    L’Ambulacro dei Legisti fra memorie e consigliature,
    in “L’Archiginnasio”, Bollettino della Biblioteca comunale di Bologna, a. XCIX – 2004, pp. 1-38, ill. a colori.

    Nel mese di settembre 2006 è apparso sulla rivista “L’Archiginnasio”, l’articolo di Andrea Daltri, L’Ambulacro dei Legisti fra memorie e consigliature.
    Il saggio di Daltri ripercorre le vicende storiche ed istituzionali che portarono alla formazione di quell’enorme repertorio di stemmi rappresentato sulle pareti e nelle volte degli ambienti dell’Archiginnasio (antica sede dell’Ateneo bolognese). In particolare l’articolo riguarda l’ambulacro dei Legisti con le sue sette arcate.
    Nel medesimo numero di "L’Archiginnasio" è pubblicato anche l’intervento di Pierangelo Bellettini, Prima e dopo la cura. Il restauro dell’ambulacro dei Legisti (pp. 39-85) e l’intervento di Manuela Faustini Fustini, Il restauro della decorazione e degli stemmi dell’ambulacro dei Legisti (pp. 87-95).

    Andrea Daltri cita cortesemente la mia segnalazione circa l’individuazione del titolare dello stemma roveresco nella II arcata (a nota 28 a p. 28). Il titolare di quello stemma è Francesco Maria di Ippolito Della Rovere marchese di San Lorenzo. Appartenente ad un ramo cadetto della casa ducale di Urbino. Francesco Maria fu sicuramente abate, ma di lui si sa pochissimo, tanto che è spesso dimenticato nelle moderne genealogie dei Della Rovere.
    Lo stemma di Francesco Maria, rappresentato all'Archiginnasio con qualche improcisione, è quello dei Marchesi di San Lorenzo, uno stemma roveresco per lo più dimenticato dai repertori araldici.
    Il mio studio Araldica dei Montefeltro e dei Della Rovere, è stato diviso in due parti. Quella sui Montefeltro vedrà la luce come monografia, quella sui Della Rovere uscirà in una serie di articoli sulla rivista della Società pesarese di studi storici “Pesaro città e contà”. Il primo articolo sarà pubblicato a breve sul n. 23.

  • Vedi il sito La storia sui muri


  • Archiweb - Raccolte digitali della Bibliotecadell'Archiginnasio.
    La storia sui muri: gli stemmi dell'Archiginnasio http://badigit.comune.bologna.it/stemmi/index.html
    Riproduzione pubblicata su gentile concessione della Bibliotecadell'Archiginnasio.
    Non è consentito alcun uso a scopo commerciale o di lucro.

    Gli stemmi dell'Archiginnasio: stemmi

    Articolo 004 - Stemma di Montecopiolo

    A. Conti
    Lo stemma del Comune di Montecopiolo.
    In A. L. Ermeti e D. Sacco (a cura di), Il castello di Monte Copiolo nel Montefeltro. Ricerche e scavi 2002-2005, ArcheoMed, Collana di Studi dell’Insegnamento di Archeologia Medievale, I – 2006, Walter Stafoggia Editore, Pesaro, 2006, pp. 33-40.

    Per questa nuova rivista dell’Insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, ho avuto la possibilità di ripercorrere le vicende dello stemma del Comune di Montecopiolo, alla luce dei documenti araldici conosciuti: da un sigillo del 1437 allo stemma disegnato dallo svedese Torsten Waldemarsson.

    Ecco l’indice dei paragrafi:
    - La nascita dell’araldica comunale.
    - Un sigillo del 1437.
    - Un grande frammento lapideo.
    - Un timbro del 1710.
    - Una campagna bandata.
    - Lo stemma ricamato sul gonfalone.
    - Lo stemma attualmente in uso.

    - Conclusioni.

  • Vedi "ArcheoMed" n. 1 - indice completo


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