giovedì 8 aprile 2010

Visto, si stampi.

Venerdì 2 aprile scorso il Resto del Carlino, nelle pagine di Urbino, ha pubblicato il mio intervento sul nuovo logo dell'Università di Urbino!

domenica 28 marzo 2010

L'orripilante nuovo logo dell'Università di Urbino.

“Honolulu arrivooo!” avrebbe urlato mago Merlino vedendo il nuovo logo dell’Università di Urbino “Carlo Bo”. A me che non sono Merlino e che non posso fuggire altrove e in un’altra epoca, altro non rimane che commentare l’esito dell’operazione che ha portato alla definizione del nuovo logo dell’Ateneo per opera dello studio di grafica Eikon.
Prima di affrontare il merito del problema, due sono le domande che sorgono spontanee: occorreva davvero il restyling dell’emblema dell’Università? Non sarebbe stato opportuno indire un concorso? Ebbene alla prima rispondo no e alla seconda sì, soprattutto vista la presenza a Urbino dell’Accademia di Belle Arti, dell’ISIA e dell’Istituto d’Arte, per non parlare d’oltre Trasanni…
L’Ateneo, invece, si è dato risposte opposte, peraltro con un risultato davvero molto deludente; ha così provveduto al radicale cambiamento del proprio logo (ufficialmente non sostitutivo di quello storico), affidando il lavoro a un’agenzia di grafica senza concorso, così come avvenne, con un altro ben misero risultato, in occasione del quinto centenario dell’Università. Coazione a ripetere?

“Mostrare l’immagine attraverso un messaggio, flessibile e globale, al passo con i tempi”, “dare una visione riconoscibile e visibile”, una “nuova linea comunicativa. Un’immagine inedita, coerente armonica e comprensibile dell’essere e dell’esserci dell’Ateneo”, persino “un’identità nuova, fresca, d’impatto e dinamica al pari delle università europee”; si è giunti persino a invocare un “nuovo Rinascimento”, di cui la città di Urbino sarebbe simbolo. Queste alcune delle dichiarazioni che hanno accompagnato il lancio del nuovo logo. Parole generiche, vacue e scontate che non avrebbero stonato nella bocca di uno stilista qualsiasi a margine dell’ennesimo défilé.

Lasciamo perdere il contorno e dedichiamoci alla sostanza. Non so se Eikon abbia compiuto studi preliminari sull’evoluzione storica e artistica dello stemma dell’Ateneo urbinate, o se si sia limitata a copiare pedissequamente la piccola ricerca che io realizzai negli anni ‘90 del secolo scorso, come fece l’agenzia Kaleidon in occasione della creazione del logo per la ricorrenza del 5° centenario dell’Ateneo Il dubbio che non abbia fatto né l’uno né l’altra, sorge leggendo nel comunicato stampa che il nuovo emblema “si ispira al logo originario che si ritrova in un gonfalone della seconda metà del 1800 (…)”. Un’affermazione che dice lunga sulle premesse del risultato finale dell’operazione.
E’ stato spiegato che “La nuova linea comunicativa garantisce una continuità tra l’iconografia precedente e quella attuale, pone al centro la figura dell’Immacolata”, ma è davvero così?


(Ultima version dell'emblema storico) (Emblema realizzato da Eikon)

Esaminando il nuovo logo dell’Università ritrovo l’immagine dell’Immacolata in forma assai stilizzata, una sorta di datata e modesta icona, sostanzialmente irriconoscibile, se non per la vistosa aureola che però accentua la somiglianza della Vergine a un mozzicone di candela acceso.
I numerosi particolari della più classica iconografia dell’Immacolata, presenti nell’emblema storico, di origine sfragistica, sembrano scomparsi del tutto. Forse gli autori del nuovo logo hanno inteso rappresentare la luna con un tozzo semicerchio rovesciato azzurro e la serpe con la leggera onda alla base della veste della Vergine? Forse, ma con quale risultato?
Sotto questa rappresentazione agiografica troviamo una grossa lettera u maiuscola. Leggo nel comunicato stampa che “la U di Urbino diventa lo scudo, lo stemma che incornicia l’immagine sacra”. Tralasciando l’uso improprio del termine stemma, appare evidente che così non è: la lettera U sostituisce lo stemma bandato già presente nel registro inferiore dell’emblema e non incornicia l’immagine sacra, mah!
Quella lettera maiuscola richiama alla mente il logo ideato da Albe Steiner per il sistema coordinato di segnalazione pubblica del Comune di Urbino nel 1969, ma il grande designer salvò il bandato araldico dello stemma civico, collocandolo dentro la lettera U che acquisiva - in questo caso sì - la doppia valenza di scudo e d’iniziale del toponimo.
Ovviamente Eikon non poteva riproporre d’amblée l’idea del grande designer, pertanto ha semplicemente eliminato l’immagine araldica bandata della città di Urbino, mantenendo la sola lettera iniziale, di per sé anonima.
In sostanza l’operazione compiuta ha eliminato tutti i riferimenti araldici (stemma bandato, corona, scudo barocco) che pure contribuivano a bilanciare la presenza dell’Immacolata nel simbolo di un’istituzione che è sempre stata laica, salvo una manciata d’anni, nel corso dei suoi cinque secoli di storia.
Lo stemma bandato, in particolare, caratterizzava fortemente questo aspetto della storia dell’istituzione. Esso non fu e non è, come si legge nel comunicato “lo stemma dei Montefeltro a ribadire visivamente la nascita dell’Università al tempo dell’ultimo duca della casata, Guidobaldo I (1506)”. Al momento della fondazione del collegio dei Dottori (1506), quello stemma, anticamente della famiglia Montefeltro, era già divenuto quello della città, a fronte dell’evoluzione araldica dell’arma ducale iniziata nella prima metà del Quattrocento.
Quell’arma bandata d’azzurro e d’oro con l’aquila sulla seconda banda è sempre stata presente nel simbolo dell’Ateneo quale arma della città, perché l’antico Collegio fondato nel 1506, era esattamente e propriamente il Collegio dei Dottori della Città di Urbino.In conclusione il nuovo logo dell’Ateneo va bocciato senza riserve ed è triste che sia indicato quale “segno del cambio di passo che si concreta con il Rettorato del Prof. Pivato”.
Per saperne di più:

lunedì 8 febbraio 2010

"Segni di Marca"

Eccomi durante lo svolgimento della relazione al convengo "Segni di Marca. Gli stemmi comunali e l'identità simbolica di una regione".

sabato 30 gennaio 2010

Nuova sede per la conferenza "Segni i Marca"

La conferenza 'Segni di Marca. Gli stemmi comunali e l'identità simbolica di una regione' si terrà presso la sala convegni di Palazzo Raffaello (sede della Regione Marche) in via Gentile da Fabriano.
Restano invariati l'orario (inizio ore 15.00) e i relatori.

venerdì 15 gennaio 2010

SEGNI DI MARCA - Conferenza ad Ancona 05.02.2009

SEGNI DI MARCA. Gli stemmi comunali e l’identità simbolica di una regione.
Venerdi 5 febbraio 2010 ore 15,00 - Palazzo degli Anziani - ANCONA

Il convegno conclude la fase di ricerca del progetto relativo alla storia ed evoluzione dell’araldica e della simbologia comunale delle Marche promosso dalla Presidenza dell’Assemblea Legislativa delle Marche, dalla Presidenza della Giunta regionale delle Marche e dall’Anci Marche.
A partire dalla documentazione archivistica raccolta e da un’ampia iconografia, il gruppo di studiosi impegnati nella ricerca illustrerà, nei suoi aspetti generali e in questioni di dettaglio, le caratteristiche più tipiche della simbologia delle comunità marchigiane, evolute, come elementi di un “patrimonio simbolico-iconografico”, nel quadro di una forte identità regionale ed istituzionale strettamente intersecate con le vicende storiche del territorio e le ideologie politiche, dal medioevo ad oggi”.

Ore 15,00 saluti

Raffaele Bucciarelli
Presidente assemblea legislativa delle Marche

Gian Mario Spacca
Presidente Giunta regionale Marche

Patrizia Casagrande
Presidente ANCI Marche

Fiorello Gramillano
Sindaco di Ancona

Ore 15,30 apertura lavori

Mario Carassai
Coordinatore Progetto

Virginio Villani
La storia istituzionale urbana della regione

Alessandro Savorelli
L’evoluzione della simbologia comunale nelle Marche: tra identità e ideologia

Vieri Favini
Tipologie simboliche: stemma, sigillo, vessillo: casi marchigiani esemplari

Antonio Conti
Araldica comunale e signorile: il Ducato di Urbino

Luigi Girolami
Vicende dell’araldica comunale in un contado (Ascoli)



domenica 10 gennaio 2010

VENTIMILA VISITE

Con l'inizio di questo 2010, il blog ha raggiunto e superato le 20.000 visite (senza contare poi le pagine visitate, quasi 31.500).
Evviva!

giovedì 24 dicembre 2009

Se questa è arte, certo non è araldica!

Lo scorso 25 novembre è stato ufficialmente presentato il dono che l'Associazione Amici della Ceramica di Pesaro ha fatto alla Provincia di Pesaro e Urbino.
Si tratta di un grosso bassorilievo in ceramica rappresentante lo stemma della Provincia racchiuso in un'artistica corona di oggetti vari.
Ecco come veniva presentato dal comunicato ufficiale della Provincia:

"
PESARO. Si aprono con un dono speciale alla Provincia i festeggiamenti per i dieci anni dell’Associazione Amici della ceramica di Pesaro. Il sodalizio, guidato dal neo presidente Claudio Giardini, storico dell’arte e cultore di memorie locali, offrirà all’Amministrazione di viale Gramsci un bassorilievo maiolicato che riproduce in chiave moderna e “personalizzata” lo stemma roveresco dell’ente.
L’opera è stata realizzata dall’artista Anna Rosa Basile(...).
Attorno al nucleo centrale, che riproduce fedelmente lo stemma originario, si sviluppa una cornice che evoca le arti e gli elementi naturali distintivi delle terre di Pesaro Urbino. Da una conchiglia avvolta nelle onde del mare escono la musica, il teatro, l’arte della ceramica rappresentati da elementi simbolici.
(...)
milena bonaparte/ufficio stampa".



Che dire? Se questa è arte, certo non è araldica. Com'è possibile sbagliare così clamorosamente gli smalti delle partizioni e delle figure?

Tralascio alcuni minuti particolari, ma alcune clamorose inesattezze non possono essere taciute.
Quell'inquartato di rosso e d'argento non è quello dell'originario stemma del Comune di Pesaro, inoltre non si capisce come possa essere finita in questo stemma l'aquila estense d'argento in campo azzurro :-)))
L'araldica non è l'aritmetica: mutando l'ordine degli addendi il risultato cambia, eccome! Così mutato l'ordine degli smalti del bandato urbinate l'aquila sulla ha dovuto mutare livrea per non scomparire in una macchia scura, nero-azzurra.

Non credo che a giustificare questi errori basti precisare a posteriori che lo stemma è stato "riveduto e corretto, per quanto attiene la parte periferica e la scelta cromatica diversa da quella tradizionale" (da "il Nuovo amico" del 06.12.2009, p. 21).
Questa affermazione dimostra una sostanziale ignoranza araldica: innanzi tutto lo stemma della Provincia è quello dato dall'unione degli stemmi comunali di Pesaro e di Urbino, mentre la cornice è un mero elemento decorativo lasciato, questo sì, al libero arbitrio dell'artista di turno; in secondo luogo gli smalti di uno stemma non sono folclore ma elementi costitutivi dello stemma stesso e non possono essere mutati alla bisogna.

martedì 11 agosto 2009

I miei stemmi al Museo del Castello dei Conti Oliva

Due anni fa venivano collocati nella sala dell'araldica del Museo del Castello dei conti Oliva, a Piandimeleto (PU), quindici nuovi stemmi realizzati dalla ditta Casa della pelle di Siena sulla base di miei bozzetti.
Ecco una selezione degli stemmi esposti e dei relativi bozzetti.
Si tratta, nell'ordine degli stemmi delle seguenti famiglie:
Bandi, conti di Monte nel Montefeltro, originari del contado pesarese con ramificazioni a Rimini e Urbino, signori di diversi luoghi del Montefeltro; Del Monte-Della Rovere, ramo dei marchesi Bourbon del Monte Santa Maria, che ebbe dai duchi Della Rovere il feudo di Mombaroccio (castello di Pesaro) prima col titolo comitale poi con quello marchionale; di Vico famiglia romana, i cui esponenti furono signori di Vico e altri luoghi del Lazio nonché, sovente, quello di Prefetto di Roma; Gonzaga di Novellara, ramo della famiglia Gonzaga originato nel XIV secolo, prima signori e poi conti di Novellara; Paciotti, famiglia del patriziato di urbinate, investita dai Della Rovere duchi di Urbino del castello di Montefabbri col titolo di conti.



mercoledì 5 agosto 2009

Osservazioni araldiche e storiche sugli stemmi dei Montefeltro a palazzo Bonaventura

In "Accademia Raffaello. Atti e studi", n. 1, 2009, pp. 63-84.
E' stato ora pubblicato sulla rivista dell'Accademia Raffaello di Urbino, l'articolo redatto nel 2005 in occasione del restauro dei due stemmi che sovrastano il portale gotico di palazzo Bonaventura a Urbino, dai primi decenni del XIX secolo sede dell'Ateneo urbinate e già residenza di un ramo della casa comitale di Urbino: i Montefeltro.
Si tratta di un'ulteriore anticipazione del più ampio lavoro di ricerca che ho condotto sull'araldica di questa famiglia, un tempo svolta nella prospettiva di realizzare un'opera monografica, ma ora destinata a essere pubblicata sotto forma di diversi articoli, si vedano quelli già pubblicati: "l'Ordine napoletano dell'ermellino e l'iconografia d Federico da Montefeltro" e "Guidobaldo da Montefeltro, duca di Urbino: fu mai gonfaloniere di Sancta Romana Ecclesia?".

L'articolo ora pubblicato dall'Accademia Raffaello, in particolare, chiarisce definidivamente la corretta lettura araldica degli stemmi oggetto dell'indagine individuandone l'esatta titolarità e prospettando ipotesi sui tempi della loro collocazione nella sede attuale. Il tutto seguendo l'iter dei seguenti paragrafi:
1 -Premessa.
2 -L'araldica e l'arma bandata dei Montefeltro.
3 -Due armi uguali, due stemmi differenti.
4 -Descrizione degli stemmi.
4.1 -Lo stemma superiore.
4.2 -Lo stemma inferiore.
5 -Considerazioni storiche sulla loro attribuzione.
6 -Denuncia delle consolidate attribuzioni sulla base dell'osservazione araldica.
7 -Attribuzione della titolarità degli stemmi.
8 -Considerazioni sulla realizzazione degli stemmi di Antonio di Nicolò e di Guidantonio da Montefeltro.
9 -Gli stemmi a colori.

Ps.
Il Fato, crudele, ha voluto che l'indicazione di questo articolo non compaia nel sommario a p. 3.





venerdì 22 maggio 2009

L'Ordine napoletano dell'Ermellino e Federico da Montefeltro

A. Conti
In “Nobiltà. Rivista di araldica, Genealogia, Ordini Cavallereschi”, marzo-aprile 2009, n. 89.

Nella tarda estate del 1474, poco prima di essere elevato al rango ducale, il conte Federico da Montefeltro (1422-1482) veniva aggregato all'Ordine dell'Ermellino fondato nel 1465 dal re di Napoli Ferdinando d'Aragona. Sono numerose le rappresentazioni dell'insegna di quest'Ordine nelle decorazioni di Palazzo ducale di Urbino, ma una in particolare ha attirato l'attenzione di numerosi studiosi. Qual è la reale lettura del ritratto di Federico da Montefeltro col collare dell'Ordine nella bella serie di pannelli intarsiati dello studiolo di Palazzo ducale di Urbino?
Fino ad oggi le interpretazioni si sono incentrate sul doppio carattere del duca di Urbino, umanista e guerriero, ma è questo il vero messaggio lanciato da quel ritratto? Questo mio articolo esplora una diversa lettura che individua un Federico intento ad esprimere i particolari valori fondantivi della costituzione dell’Ordine cavalleresco napoletano dell’Ermellino. Secondo la mia ricostruzione, in quel pannello il Montefeltro è rappresentato con l'abito dei cavalieri dell'Ermellino.
Per giungere alla definizione della mia ipotesi ho ripercorso le vicende del'Ordine e quelle legate all'ammissione del Montefeltro, seguendo l'iter dei seguenti paragrafi:
- La cavalleria e i Montefeltro.
- L'Ordine dell'Ermellino.
- L'aggregazione del conte Federico da Montefeltro.
- Le insegne dell'Ordine nell'iconografia di Federico da Montefeltro.

venerdì 20 giugno 2008

Stemmi dei della Faggiola e dei Prefetti di Vico

A. Conti
Note di araldica: i della Faggiola e i di Vico.
In A. L. Ermeti e D. Sacco (a cura di), Archeologia del paesaggio nel territorio di Casteldelci, Montefeltro, ArcheoMed, Collana di Studi dell’Insegnamento di Archeologia Medievale, II – 2007, Walter Stafoggia Editore, Pesaro, 2007, pp. 21-29.
E' finalmente disponibile il secondo volume di "ArcheoMed", collana dell’Insegnamento di Archeologia Medievale dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”.
A partire da questo volume, dopo il precedente dedicato agli scavi del castello di Montecopiolo, la collana assume l'impegno di divenire un vero e proprio "atlante dei siti medievali del Montefeltro".
In questa sede, prendendo in esame fonti araldiche dirette e indirette, mi sono soffermarmato sugli stemmi delle famiglie che ebbero in feudo Casteldelci nel Montefeltro: i della Faggiola e i di Vico, noti anche come Prefetti di Vico.
Ecco l’indice dei paragrafi:
- Due famiglie in un sommario confronto.
- Lo stemma dei della Faggiola.
- Lo stemma dei di Vico.


Stemmi dei della Faggiola e di Agnesina di Vico - Montefeltro. Disegno di A. Conti

venerdì 13 giugno 2008

Il mio stemma nell'Armoriale della Società Svizzera di Araldica

Da alcuni anni mi onoro d'essere iscritto alla Società Svizzera di Araldica. Fin dal 1932 questa società ha un proprio armoriale nel quale i soci possono chiedere di veder rappresentato il loro stemma realizzato dall'araldista incaricato pro tempore dalla Società.
Il primo incaricato fu Paul Boesch e in seguito Everilda de Fels (1969), Gastone Cambin (1979), Fritz Brunner (1993) e dal 2004 Rolf Kälin.
In occasione del rinovo d'iscrizione per il 2008 ho deciso di chiedere l'inserimento del mio stemma, sulle cui origini rimando al post Presentazione.
Rolf Kälin ha così realizzato questa meravigliosa rappresentazione del mio stemma (Società Svizzera di Araldica).
Colgo l'occasione per ringraziare il signor Kälin per il suo lavoro e pubblicamente complimentarmi con lui.